Quello che dovete sapere di noi – Dialogo con i ragazzi di oggi

    La città del mondo. Ogni città ha le sue sfumature, i suoi tesori, i suoi luoghi d’incontro, segnati ognuno dalla sua storia, dai suoi odori, dalle sue tradizioni. Ogni città ha le sue strade, ognuno sceglie la propria strada seguendo il proprio cuore. Ogni luogo è bello e imperfetto a modo suo. Ma ogni luogo si assomiglia per i suoni. Il suono delle risate e dei pianti della vita.

    Non è la citazione di un libro e nemmeno lo stralcio di un saggio, sono le parole di ragazzi di 14 e 15 anni di Parma. Durante l’anno scolastico appena trascorso i Centri Giovani di Parma (Montanara, Federale, Esprit, Casa nel Parco-La Scuola del Fare, Baganzola), l’Informagiovani, lo Spazio Giovani in Biblioteca Civica e le officine ON/OFF sono entrate nelle classi prime e seconde degli istituti secondari di secondo grado di Parma con un progetto chiamato C.E.N.T.R.O. mirato a far conoscere ai ragazzi le realtà e i luoghi a loro dedicati in città, e cosa si fa o è possibile fare in questi centri. Tra le attività proposte ai ragazzi, una di queste prevedeva di scrivere una storia partendo da alcune immagini per far sì che facessero lavorare l’immaginazione e mettessero nero su bianco contenuti e pensieri.
    Parole, parole, parole, parole e ancora parole.. “giovani”, “amici”, “vita”, “morte”, “sogno”, “uguaglianza”, “pregiudizio”, “talent”, “musica”, “amicizia”, “perdita”, “famiglia”, “assenza”, “possibilità”, “desiderio”, un vero e proprio dizionario “formato adolescente” che ha restituito un mondo e una realtà a misura di ragazzo di cui, a volte, il mondo adulto non ha corretta percezione. Chiedere agli studenti di mettere nero su bianco i loro pensieri ha fatto nascere la voglia di non far sì che quelle parole rimanessero un “compito in classe” legato all’attività di una mattina. E allora, che si fa?
    Allora gli educatori dei centri giovani hanno pensato che un momento, nuovamente creativo ma in un altro modo, in cui i ragazzi fossero protagonisti potesse essere un buon modo di chiudere il cerchio, e da dove partire se non dalle storie e dall’immaginazione dei ragazzi? È nato così “Tutto quello che dovete sapere di noi – dialogo con i ragazzi di oggi”, una palla lanciata ai ragazzi per chiedergli: come immaginate la città che state vivendo, da qui a due anni, quando anche voi sarete simili, certo, ma sicuramente non gli stessi? Non solo, ma una palla lanciata ai ragazzi per dirgli, anche, “vi abbiamo ascoltato e quello che avete detto ci è sembrato davvero importante”. I ragazzi hanno accettato e si sono prestati alla costruzione della città del futuro. A coordinare il tutto, oltre agli educatori, il ricercatore Stefano Laffi, autore di libri come Quello che dovete sapere di me e La congiura contro i giovani, che ha lanciato spunti di riflessione e gestione della giornata.

    Essere protagonisti, però, vuol dire anche impegnarsi, riflettere e dare forma ai pensieri prima che alla città. Divisi in sei gruppi, corrispondenti ognuno a un ambito della città (Natura, Studio, Cultura/Svago, Relazioni, Potere/governo, Lavoro/consumo) e accompagnati da un educatore per gruppo, i ragazzi hanno avuto un primo momento di riflessione sui temi assegnati e uno, invece, creativo: materiali di recupero, di risulta e riciclo, creta, giornali, pennarelli, colori, stoffe, polistirolo, mattoni e mattonelle sono stati plasmati per dare vita alla città. Fili di lana e cotone azzurro sono diventati un fiume, dei rami secchi sono diventati il vecchio governo, l’anima di un avvolgi-cavo in legno è diventato un centro commerciale e dei fili di rame si sono trasformati in uomini. Ah, anche le coppette di gelato sono simbolicamente diventate degli esseri umani. La natura e gli spazi verdi che sono importanti e mai abbastanza, i luoghi di studio che devono contenere anche momenti e spazi per lo svago “perché per studiare bene ci si deve anche divertire”, l’avere cura degli spazi pubblici “perché poi si degradano e un giorno potrebbero anche non esistere più”, il “mantenere vivi luoghi come i centri giovani e gli spazi di aggregazione, perché la tecnologia ci renderà più soli ma in questi luoghi possiamo ancora incontrarci e ritrovarci”, sono solo alcune delle loro riflessioni.
    Una mattinata intensa e produttiva in cui i ragazzi sono stati al centro di un processo creativo, in un ambiente accogliente e stimolate: il prato, il bar, il patio e gli ambienti del Centro Giovani Federale hanno accolto 60 studenti con cuscini, cartelloni, foto evocative, una mostra fotografica, le loro storie scritte su pergamena, un angolo per la colazione e uno per l’accoglienza con etichette e pennarelli colorati per scrivere ognuno il proprio nome, educatori compresi. Vedere gli studenti partire un po’ titubanti e lasciarsi poi andare alla creazione, all’immaginazione e al lavorare, sentirli raccontare le loro piccole città, i loro sogni, le loro esigenze è una sensazione positiva, che trasmette energia pura! La stessa energia che è arrivata da uno dei ragazzi partecipanti, alla fine della giornata, prima di andare via “Stamattina quando mi avete chiesto la mail vi ho detto che ero in dubbio se lasciarvela perché non sapevo se ne sarebbe valsa la pena. Ho deciso che ve la lascio, perché ne è valsa la pena”!
    Questo è quello che dovete sapere di loro: l’imprevedibilità, la naturalezza, la schiettezza, la capacità di immaginare e di proiettarsi fuori dal loro contesto attuale, la voglia di esprimersi e di arrivare, il desiderio di dare il proprio apporto a qualcosa di concreto, come può essere la città del futuro.
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